Micron Document
██████╗ ███████╗████████╗██╗██████╗ ███████╗██████╗ ██╗ █████╗
██╔══██╗██╔════╝╚══██╔══╝██║██╔══██╗██╔════╝██╔══██╗██║██╔══██╗
██████╔╝█████╗ ██║ ██║██████╔╝█████╗ ██║ ██║██║███████║
██╔══██╗██╔══╝ ██║ ██║██╔═══╝ ██╔══╝ ██║ ██║██║██╔══██║
██║ ██║███████╗ ██║ ██║██║ ███████╗██████╔╝██║██║ ██║
╚═╝ ╚═╝╚══════╝ ╚═╝ ╚═╝╚═╝ ╚══════╝╚═════╝ ╚═╝╚═╝ ╚═╝


🬧 The NomadNet Encyclopedia | Archives | Info
- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b

🔍 Search

¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯

Lingua pittica
──────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────
top
Il mwbqpittico (codice mwbgISO 639-3 xpi) è una mwbwlingua celtica estinta, parlata dall'antico popolo dei mwcaPitti, che un tempo abitava nell'attuale mwcqScozia, nel territorio a nord della linea mwcgGlasgow-mwcwEdimburgo.

Contents

Note

──────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────

Classificazione linguistica

L'evidenza di mwdwtoponimi e mweaantroponimi dimostra la diffusione e l'influenza dell'antica lingua pittica. I toponimi spesso ci permettono di dedurre l'esistenza di insediamenti storici dei Pitti in Scozia. Quelli con il prefisso mweqAber-, mwegLhan-, mwewPit- o mwfaFin- indicano regioni abitate in passato dai Pitti (per esempio mwfqAberdeen, mwfgLhanbryde, mwfwPitlochry o mwgaFindochty). Dal punto di vista linguistico vi sono comunque forti prove che ad un certo punto almeno alcuni degli abitanti dell'area pittica parlassero mwgqlingue celtiche insulari legate alle più meridionali mwgglingue brittonichecite-ref-1[1]. Ciò non costituisce però un sicuro indizio dell'appartenenza del pittico alle lingue celtiche, come dimostrano alcune testimonianze raccolte già nei tempi antichi, soprattutto ad opera dei primi monaci cristiani operanti nella regione: mwhwColumba di Iona, mwiagaelico, usò un interprete nella terra dei Pitti; mwiqBeda il Venerabile affermava che il pittico era una lingua distinta da quella parlata dai mwigBritanni, dagli mwiwScoti e dagli mwjaAngli.

L'ipotesi celtica

Secondo l'opinione tradizionale gaelica — oggi però contestata da molti studiosi — il pittico sarebbe identico al o discenderebbe dal mwjwgruppo brittonico che i mwkaGaeli chiamavano, e ancora chiamano, mwkqCruithne. Il termine mwkgCruithne è verosimilmente imparentato con il mwkwgallese mwlaPrydain, nel quale vediamo la normale corrispondenza fonetica tra /k/ goidelica e la /p/ brittonica (entrambi i suoni vengono dall'indoeuropeo /kmwlqw/). Dal brittonico mwlgPrydain (o piuttosto dalla sua forma più antica mwlwPretani) deriva (attraverso il mwmaLatino) la parola inglese mwmqBritain, "mwmgBritannia". Una ricostruzione del pittico è stata tentata e utilizzata nel film mwmwmwnaKing Arthur (mwnq2004).

Il primo ad avanzare l'ipotesi di una parentela fra il pittico ed il gaelico fu lo studioso umanista (e parlante gaelico nativo) mwnwGeorge Buchanan nel mwoa1582. A lui si sono poi rifatti molti studiosi successivicite-ref-2[2].

L'ipotesi del pittico come una mwpglingua brittonica (compatibile con l'affermazione di Buchanan dell'affinità con il gaelico) fu ripresa agli inizi del mwpwXIX secolo dall'antiquario George Chalmers, secondo il quale il pittico ed il britannico erano in realtà la stessa linguacite-ref-3[3]. Lo studioso celtico Whitley Stokes sostenne che il pittico era strettamente imparentato con il gallesecite-ref-4[4] ed il toponimista William J. Watson dimostrarono, con un accurato studio dei toponimi scozzesi, l'esistenza di una lingua brittonica dominante nelle aree storiche dei Pitti e conclusero che la lingua pittica fosse un'estensione settentrionale del britannico, mentre il gaelico sarebbe stato un'introduzione successiva proveniente dall'Irlandacite-ref-watson-1926-5-0[5].

William Forbes Skene nel mwuq1837 sostenne che il pittico era una mwuglingua goidelica affine al moderno mwuwgaelico scozzesecite-ref-6[6]. Questa opinione, implicante invasioni indipendenti dell'Irlanda e della Scozia da parte di invasori goedelici, godette di grande popolarità nella Scozia del mwwaXIX secolo, poiché scontava un'influenza irlandese nello sviluppo della Scozia gaelicacite-ref-7[7]. In realtà, è probabile che ci sia stata un'influenza delle invasioni degli Scoti dall'Irlanda sull'evoluzione del gaelico scozzese, ma la maggioranza degli studiosi a partire da Stokes nel mwxq1890 l'hanno considerata una lingua celtica-Pcite-ref-8[8].

Le ipotesi non celtiche

Nel mwza1789 John Pinkerton tentò di dimostrare che i Pitti provenivano dalla mwzgScandinavia e che la loro lingua era di origine mwzwgermanica, precorritrice dello mwaascots modernocite-ref-9[9]. Le sue prove, però, erano discutibili e spesso bizzarre, tese a dimostrare una presunta inferiorità dei Celticite-ref-10[10].

John Rhys, nel mwcw1892, muovendo dalle iscrizioni mwdaogham apparentemente inintelligibili rinvenute nelle aree pittiche di tipo storico, tentò dapprima di avvicinare il pittico alla mwdqlingua bascacite-ref-11[11], ma in seguito ipotizzò che derivasse da una non meglio precisata lingua non mwegindoeuropeacite-ref-12[12]. Heinrich Zimmer prese una posizione simile, sostenendo che il pittico era fondamentalmente "non ariano" (cioè, non indoeuropeo), rivestito di goedelico e brittonico. La sua opinione era influenzata dallo studio delle iscrizioni di Rhys, insieme alla constatazione di pratiche culturali dei Pitti che egli considerava non indoeuropee, come il tatuaggio e la matrilinearitàcite-ref-13[13]. Questa posizione è stata generalmente accettata per gran parte del mwhaXX secolo da studiosi come MacNeill e Macalistercite-ref-14[14]. Tentativi occasionali di accostare il pittico a lingue non indoeuropee moderne sono stati fermamente rigettati dal mondo accademicocite-ref-15[15].

Nel tentativo di distaccarsi dall'ipotesi tradizionale, nel mwjg1955 Kenneth H. Jackson ha ipotizzato che ci fossero due diverse lingue pittiche, una mwkabrittonica e una non mwkqindoeuropea, che sarebbe stata utilizzata per le iscrizioni mwkgoghamcite-ref-16[16]. L'ipotesi di Jackson si inseriva nell'opinione allora corrente che un'élite brittonica, identificata come i costruttori dei mwlwmwmabroch, fosse migrata dal sud della Britannia nel territorio pittico, dominando una maggioranza pre-celticacite-ref-17[17]. Questa ricostruzione tentava di riconciliare le evidenti difficoltà di traduzione dell'mwnqogham notate in precedenza da Rhys con le schiaccianti prove di una lingua pittica brittonica. Jackson si è accontentato di liquidare le iscrizioni ogham come intrinsecamente inintelligibilicite-ref-18[18].

Il punto di vista di Jackson è stato condiviso da molti, dominando il panorama accademico della seconda metà del mwowXX secolo. mwpaFrancisco Villarcite-ref-19[19] include il pitto tra le lingue dal carattere non-indoeuropeo. Recentemente, però, basandosi sui progressi nello studio dell'origine dei mwqqbroch (visti ormai come un prodotto indigeno) e nella traduzione dell'ogham, gli studi di Katherine Forsyth hanno contestato questa idea. La Forsyth, infatti, scrive (Forsyth mwqw1997, p.mwra 37) che mwrq"sulla base delle evidenze attuali l'unica conclusione accettabile è che, dal tempo delle nostre prime fonti, c'è stata un'unica lingua parlata nella terra dei Pitti, il riflesso più settentrionale del Brittonico"cite-ref-20[20]. Il dibattito è quanto mai aperto.

Note

cite-note-11. Watson (1926); Jackson (1955); Forsyth (1997); Price (2000)
cite-note-22. Tutte le altre ricerche sul pittico sono state descritte come un poscritto all'opera di Buchanan. Questa affermazione sembra però una semplificazione eccessiva: Forsyth (1997) offre un breve resoconto del dibattit; Cowan (2000) può essere utile per una visione più ampia.
cite-note-33. Chalmers (1807), pp. 198-224
cite-note-44. Stokes (1990), p. 392
cite-note-watson-1926-55. Watson (1926)
cite-note-66. Skene, (1837) pp. 67-87; Fraser (1923)
cite-note-77. Jackson (1955), p. 131; Forsyth (1997), p. 6
cite-note-88. Stokes (1890)
cite-note-99. Pinkerton (1789)
cite-note-1010. Fergusson (1998)
cite-note-1111. Rhys (1892)
cite-note-1212. Rhys (1898)
cite-note-1313. Zimmer (1898)
cite-note-1414. MacNeil (1938-1939); MacAlister (1940)
cite-note-1515. Vedi Trask (1997), pp. 390-392 per una rassegna dei tentativi di accostare il pittico al basco. Più recentemente un'origine mw4gugrofinnica è stata proposta dal ricercatore di mw4wAtlantide Paul Dunbavin (1998). Anche questa teoria, però, non è stata presa seriamente dal mondo accademico, vedi Samson (1999)
cite-note-1616. Jackson (1955)
cite-note-1717. Vedi, ad esempio, Piggott (1955)
cite-note-1818. Jackson (1955); Jackson (1977)
cite-note-1919. Francisco Villar, mw8q Gli indoeuropei e le origini dell'Europa, Bologna, Il Mulino, 1997, p.88 e 111.
cite-note-2020. Forsyth (1997); vedi Forsyth (1998) per una rassegna generale sui progressi nella comprensione dell'ogham.

Bibliografia

• Armit, Ian (1990), Beyond the Brochs: Changing Perspectives on the Atlantic Scottish Iron Age, Edinburgh: Edinburgh University Press
• Barrow, G.W.S. (1973), mw-q"Pre-feudal Scotland: shires and thanes", mw-gThe Kingdom of the Scots: Government, Church and Society from the Eleventh to the Fourteenth Century, Edward Arnold, consultato il 5 febbraio 2010
• Chalmers, George (1807). mw-amw-qCaledonia: or a historical and topographical account of North Britain, from the most ancient to the present times with a dictionary of places chorographical and philological. 1 (nuova ed.). Paisley: Alex. Gardner
• Cowan, E.J. (2000), "The invention of Celtic Scotland", in Cowan, E.J.; McDonald, R.A., Alba: Celtic Scotland in the Medieval era, East Linton, Scotland: Tuckwell Press Ltd, pp.mw-w 1–23
• Cox, Richard A.V. (1999), The Language of the Ogam Inscriptions of Scotland: Contributions to the Study of Ogam, Runic and Roman Alphabet Inscriptions in Scotland, Aberdeen: Department of Celtic, University of Aberdeen
• Dunbavin, Paul (1998), mwaqimwaqmPicts and the Ancient Britons, Long Eaton, Nottingham: Third Millennium, consultato il 4 febbraio 2010
• Ferguson, William (1998), http://books.google.com/books?id=nPpp6ED8c3EC,, Edinburgh: Edinburgh University Press, consultato l'8 febbraio 2010
• Forsyth, K (1995), mwaqo"The ogham-inscribed spindle-whorl from Buckquoy: evidence for the Irish language in pre-Viking Orkney?" (PDF) mwaqsArchiviato il 29 settembre 2009 in Internet Archive., Proceedings of the Society of Antiquaries of Scotland 125, consultato il 3 febbraio 2010
• Forsyth, K. (1997), mwaq4mwaq8Language in Pictland: the case against non-Indo-European Pictish (PDF), Utrecht: de Keltische Draak, consultato il 4 febbraio 2010
• Forsyth, K. (1998), mware"Literacy in Pictish", in Pryce, H., mwariLiteracy in medieval Celtic societies, Cambridge: Cambridge University Press, consultato il 6 febbraio 2010
• Fraser, J. (1923), mwarqHistory and etymology: an inaugural lecture delivered before the University of Oxford on 3 March 1923, Oxford: Clarendon Press
• Jackson, K. (1955), "The Pictish Language", in Wainwright, F.T., mwaryThe Problem of the Picts, Edinburgh: Nelson, pp.mwarc 129–166
• Jackson, Kenneth (1977), http://ads.ahds.ac.uk/catalogue/adsdata/PSAS_2002/pdf/vol_108/108_174_227.pdf,, mwar0Proceedings of the Society of Antiquities of Scotland 108: 221–222, consultato il 5 febbraio 2010
• Lockwood, W.B. (1975), mwar8Languages of The British Isles, Past And Present, André Deutsch
• Macalister, R. A. S. (1940), "The Inscriptions and Language of the Picts", in Ryan, J., mwaseEssays and Studies Presented to Professor Eoin MacNeill (Feil-Sgribhinn Edin mhic Neill), Dublin, pp.mwasi 184–226
• MacNeill, E. (1938-9), "The Language of the Picts", mwasqYorkshire Celtic Studies 2: 3–45
• Nicolaisen, W.F.H. (2001), mwasyScottish Place-Names, Edinburgh: John Donald
• Okasha, E. (1985), "The Non-Ogam Inscriptions of Pictland", mwasgCambridge Medieval Celtic Studies 9: 43–69
• Piggot, S. (1955), "The Archaeological Background", in Wainwright, F.T., mwasoThe Problem of the Picts, Edinburgh: Nelson, pp.mwass 54–65
• Pinkerton, John (1789), mwas0mwas4An enquiry into the history of Scotland: preceding the reign of Malcolm III or the year 1056 including the authentic history of that period (nuova ed. (1814)), Edinburgh: James Ballantyne and co., consultato l'8 febbraio 2010
• Price, G. (2000), mwatamwateLanguages in Britain and Ireland, Oxford: Blackwell, consultato il 3 febbraio 2010
• Rhys, J. (1892), mwatm"The inscriptions and language of the Northern Picts" (PDF) mwatqArchiviato l'11 giugno 2007 in Internet Archive., mwatyProceedings of the Society of Antiquaries of Scotland 26: 263–351,
• Rhys, J. (1898), mwatg"A revised account of the inscriptions of the Northern Picts" (PDF) mwatkArchiviato l'11 giugno 2007 in Internet Archive., mwatsProceedings of the Society of Antiquaries of Scotland 32: 324–398,
• Samson, R. (1999), mwat0"Claiming Finnish origins for Picts (book review)", mwat4British Archaeology 43, consultato il 6 febbraio 2010
• Skene, W.F. (1836), mwauamwaueThe Highlanders of Scotland, their origin, history and antiquities; with a sketch of their manners and customs and an account of the clans into which they were divided and the state of society which existed among them, 1, London: John Murray,
• Stokes, W. (1890), mwaum"On the Linguistic Value of the Irish Annals", mwauqTransactions of the Philological Society of London 21: 365–433, consultato l'8 febbraio 2010
• Trask, R.L. (1997), mwauymwaucThe history of Basque, London: Routledge, consultato il 5 febbraio 2010
• Watson, W.J. (1926), mwaukCeltic Place Names, Birlinn (ristampa 2004)
• Williams, I. (1961), mwausY Gododdin, Cardiff: University of Wales Press
• Zimmer, H. (1898), mwau0"Matriarchy among the Picts", in Henderson, G., mwau4Leabhar nan Gleann, Edinburgh: Norman Macleod, consultato il 4 febbraio 2010

Altri progetti

Altri progetti

• Wikimedia Commons

• Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su pittico

Collegamenti esterni

• citerefbritannica-com(EN) Pictish language, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.